Motorpsycho

Considerati a ragione un’autorità assoluta del louder psych-rock nord-europeo, nonché Maestri del cut up musicale, i Motorpsycho, protagonisti della serata del 7 settembre, hanno ispirato un’intera generazione di band col loro sound potente e vorticoso, in cui generi come stoner, heavy rock, psichedelia, prog, folk si incrociano come per magia. Fondata nel 1989 a Trondheim, il nucleo della formazione è ad oggi composto da Bent Sæther (voce, basso, chitarra, batteria e autore della maggior parte dei brani) e Hans Magnus “Snah” Ryan (chitarra e voce), mentre la formazione originale includeva anche Kjell Runar Jenssen, poi sostituito da Håkon Gebhardt. “Lobotomizer”, nel 1991, è l’album del debutto, ma il successo è arrivato nel 1993 con “Demon Box”, molto apprezzato in Norvegia, seguito l’anno dopo da “Timothy’s Monster”, che ha segnato la definitiva affermazione dei Motorpsycho sulla scena rock europea. I lavori successivi, “Blissard” (1996), “Angels And Daemons At Play” (1997) e “Trust Us” (1998) confermano la band come una delle più interessanti d’Europa, e aprono la strada a una lunga serie di album in studio (a oggi ben ventinove) affiancati da pubblicazioni di live e da numerosi singoli ed Ep: tra questi “Child of the Future”, uscito solo in vinile nel 2009, per festeggiare i vent’anni del gruppo norvegese, registrato con il produttore Steve Albini, recentemente scomparso. Nell’ultimo decennio le produzioni dei Motorpsycho si sono addentrate verso le frontiere del progressive rock, con album come “Here Be Monsters” (2015), “The Tower” (2017) e il maestoso “The Crucible” (2019). Pubblicato un anno fa a giugno, il loro lavoro più recente, “Yay!”, segna un ritorno verso atmosfere sonore più rilassate, ispirate alla scena folk inglese degli anni Sessanta, che lascia da parte i granitici riff di matrice scandinava.

VOX DAY NEWS