Joe Perrino - Canzoni di malavita

 

 

 

CANZONI DI MALAVITA

  • Chi dice che lu carcere è galera
  • Il Maschio di Volterra
  • All’uscita della galera
  • Malavita
  • Stornelli casanzini
  • Adelina
  • Fuorilegge
  • Bella esperienza

 

Fra le mille anime di Joe Perrino non poteva mancare quella più sensibile alla tradizione casanzina. Un lungo lavoro di ricerca, partito dall’ascolto di un nastro in cui l’ex detenuto Efisio Podda aveva raccolto e interpretato alcuni brani classici del repertorio carcerario, rivelatosi poi nell’elaborazione di una performance realizzata nel 2003 da Joe Perrino per il Marina Cafè Noir Festival di Cagliari, e giunta infine a compimento con la registrazione di “Canzoni di malavita”, sette brani tradizionali tra stornelli e ballate - tra cui alcuni scritti dagli anarchici del primo Novecento – più una composizione nuova di zecca firmata dallo stesso Perrino e da Raffaele Aresu.
Musicista, attore, autore, pietra miliare del rock sbocciato in Sardegna e fiorito ovunque trovi terreno fertile, recensito entusiasticamente in Italia e all’estero, Joe Perrino - al secolo Nicola Macciò - non ha avuto paura di mostrare l’ennesimo lato della sua poliedrica personalità: “Canzoni di malavita” è un’opera che lo consegna all’iconografia di certa canzone d’autore plasmata sulle vicende umane, che parte dagli chansonniers esistenzialisti per approdare, come in questo caso, sul versante oscuro di una società malata di opulenza che condanna i perdenti. Le otto tracce di questo disco rappresentano personaggi e scenari di un mondo con regole e rituali ben precisi, raccontati con l’ottica di chi non può permettersi un futuro o maledice il passato, nell’attesa di potersi vendicare o di morire.

In questo senso canzoni come “All’uscita della galera”, “Adelina”, “Malavita”, costituiscono un patrimonio prezioso di vita vissuta e mantengono la medesima bellezza degli originali, perché gli arrangiamenti e il suono dell’album sono stati calibrati sulla disarmante essenzialità con la quale le suddette canzoni sono state composte e suonate in origine dai rispettivi autori. Questo spiega il delicato e chirurgico lavoro di produzione sui brani, realizzati con la direzione artistica di Davide Catinari, nei quali sono stati dosati i colori così come i ritmi, nella prospettiva di dare all’album un suono “finemente rozzo”, in cui fosse possibile far convivere elementi di blues, bluegrass, canzone popolare, fanfare funebri, chitarre gitane con la stringatezza armonica delle canzoni carcerarie. Insieme alla voce di Nicola Macciò sono da ricordare le chitarre di Rubens Massidda e la moltitudine di strumenti suonati da Diego Milia (violino, tromba, clarino, sax, banjo, basso, tastiere, ecc.). Hanno partecipato alla registrazione del disco anche Jacopo Vannini (piano e cori), Alessandro Sanna (percussioni) e Tino Modotti (voci). Il disco è stato registrato e missato presso il Bunker Studio da Alessandro Sanna, supervisionato in fase di arrangiamento e produzione da Davide Catinari e prodotto da K-factor per gentile concessione di Vox Day.

Una curiosità: grazie alla diffusione datale dalla trasmissione radiofonica più seguita del cagliaritano, “All’uscita della galera” è diventata il tormentone dell’estate sarda. Un tormentone decisamente insolito, niente a che vedere con i soliti motivetti latineggianti che affliggono le nostre spiagge. Sarà un’estate finalmente diversa, al grido – liberatorio - di “Oh carogna, carogna, carogna”.