Dopo diversi anni di gavetta i sardi FdB giungono all'esordio discografico con "Manuale per funambolisti", un disco all'insegna dell'indie-rock italiano più classico. La ricetta è quella consueta che miscela chitarre distorte (due), un basso spinto, una batteria tradizionale, e la lingua italiana per i testi. Oltre agli Afterhours (che sono più che un'ispirazione) per le coordinate stilistiche occorre fare riferimento anche a Verdena, Marlene Kuntz e Timoria.
È soprattutto la voce che ricorda il gruppo di Manuel Agnelli come dimostra l'energico brano d'apertura "Genetica". Il secondo pezzo si segnala invece, oltre che per il ritmo vivace, per la partecipazione di Giorgio Canali. Dopo queste due canzoni tirate arriva il mid-tempo "102 anni", anche questo di piacevole ascolto. Per quanto piuttosto convenzionali, questi tre brani sono di buona fattura e segnalano una buona capacità di interpretazione.
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